Memoria, identità, trasformazione
Brevi pezzi composti nell’arco di circa trent’anni, a lungo custoditi e mai pubblicati, affidati nel tempo a luoghi, elementi naturali e presenze simboliche — dal mare alla città, alla neve, fino ad api, farfalle e bambini — come messaggi destinati a essere ritrovati.
Le Canzoni Segrete nascono da un’idea semplice e radicale: la musica come gesto lasciato nel mondo. Non musica “eseguita” soltanto, ma musica “regalata” a contesti, persone, luoghi e momenti specifici, come si lascerebbe un messaggio in una bottiglia o una capsula del tempo.
Le partiture hanno spesso una caratterizzazione visuale: sono cioè scritte per dare anche un messaggio visivo oltre che come mezzo per indicare le modalità di esecuzione.

Ogni composizione non è pensata come oggetto chiuso, ma come traccia affidata. Una volta scritta o eseguita, la musica non appartiene più interamente a chi l’ha creata: rimane nel luogo, nel momento, nella relazione che l’ha generata. È un atto che non chiede necessariamente risposta, ma che continua a esistere come presenza silenziosa.
In questo senso, le Canzoni Segrete sono frammenti di ascolto lasciati nel tempo. Non raccontano soltanto qualcosa: si depositano. Restano come eco, come memoria non dichiarata, come segno che può essere ritrovato o anche semplicemente immaginato.
Il primo nucleo delle Canzoni Segrete consiste nel Diario di Dira (libro/EP), in due volumi dedicati alla montagna e alla città, caratterizzato da una scrittura intima che non si limita a raccontare, ma registra il movimento interno delle cose. È un diario che non conserva soltanto il passato, ma lo riattiva, lo riscrive, lo lascia affiorare in forme sempre diverse. La scrittura diventa così un modo per dare continuità a ciò che altrimenti resterebbe disperso. Il primo volume de Il Diario di Dira è in pubblicazione in questi giorni.
Il secondo nucleo, Butterflies (libro/EP), traduce questa stessa sensibilità in una forma musicale e visiva. Dodici brani per pianoforte, ciascuno intitolato a una farfalla in via di estinzione e dedicato a una donna vittima di femminicidio attraverso una poesia scritta tra le note, come atto di memoria silenziosa che non si limita a rappresentare, ma che viene lasciato, consegnato, affidato. Ogni partitura ha la forma di una farfalla ed è scritta in forma canonica.
Il terzo nucleo è Ultramarine (libro/EP), la ripresa e ripubblicazione di un lavoro del 2005, mai distribuito, implementata da un testo. Qui il gesto del “lasciare” è legato al mare e agli affetti, e si intreccia con quello del ritorno: una musica custodita per oltre 20 anni in una capsula del tempo ora riaperta.

Nel loro insieme, questi progetti descrivono una pratica unica: la musica come atto di deposito nel tempo, come gesto che non si chiude nell’opera ma la supera, affidandola a ciò che la circonda.
Le Canzoni Segrete sono un archivio vivo di questi gesti: non una raccolta di brani, ma un insieme di tracce lasciate intenzionalmente nel mondo, perché possano continuare a esistere oltre il momento in cui sono state create.
Il progetto si presta a una pubblicazione che possa accogliere la sua natura aperta, in cui il libro non è soltanto contenitore, ma spazio di risonanza tra testo, immagine e suono.